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#1 Inviato : domenica 5 maggio 2019 22.03.20(UTC)
LLCC Radio

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CAPITOLO I - LA REUNION

Cercare un inizio di questo LightCars Spring Weekend in salsa catalana non è per nulla facile. Basti sapere che quest’anno sono partite dall’Italia 18 persone e 14 auto, tutte provenienti da posti diversi e con programmi di viaggio differenti.

Due grupponi hanno optato per la comodità del traghetto: gli scapoli (Albe013, Arancia, Dany41, Il Banatta, Losna, Merlu, Satz, Umbi74 ed il sottoscritto) sul Savona - Barcellona del 27 aprile e gli ammogliati (DarioG e Giulia, Feccia e Clarissa, Rhen e Lorehna) sul Genova - Barcellona del 25.

Per entrambe le categorie, però, non sono mancati partecipanti in classe “Heroes”, ossia quelli che han mandato in culo il traghetto e se la son fatta tutta al volante: per gli scapoli il rookie Antani (che si è fatto qualcosa come 3500 km in sfilatino, assoluto vincitore morale!) e per gli ammogliati il buon Cecio che, non particolarmente interessato alle pistate, si è praticamente sparato 3000 km per andare a fare una grigliata in Spagna, accompagnato da Diletta (che non è sua moglie, bensì la sua testimone di nozze: e direi che anche in questo caso abbiamo un vincitore!!). 

Per quel che riguarda il mio viaggio, Caterhina è caricata e pronta alla partenza alle 17:30 di venerdì 26 e, guardando l’orizzonte a Sud-Ovest, anche il cielo è pronto e bello carico.

D’acqua.

 

 

Ad ogni modo mi metto in strada, primo appuntamento ad Alessandria Sud con Losna, Satz e Dany alle 19:15. Arrivo con un quarto d’ora di anticipo, Losna è già lì mentre agli altri due manca un’ora. Decidiamo in pieno spirito da TopGearDeNoantri di lasciare indietro i due ritardatari e di metterci a cavalcare le curve del Sassello, anche perché minaccia acqua, vien buio, alle 22:30 bisogna essere in porto, dobbiamo cenare prima ed io sono su uno sfilatino, quindi può succedere di tutto.

In realtà lo shakedown verso Savona va perfettamente liscio, sia per me che per il buon Losna. Non becchiamo nemmeno acqua… per lo meno dall’alto, perché in realtà passiamo in un sacco di strade dove ha già piovuto, l’asfalto va dall’umido all’allagato ed io patisco un po’ il camber da pista. 

Ad ogni modo si arriva ad Albisola più o meno tutti assieme, con Satz e Dany e anche con Albe013, Merlu e Banatta. Favoloso.

Ci infiliamo in una pinseria e ci riempiamo di delizie, mentre si dà il via ad una sei giorni di risate grazie alla quale patirò mal di mandibola per mesi, temo.

 

 

Arrivano anche Arancia & Umbi (d’ora in avanti Sandra & Raimondo, per il loro amarsi bisticciando), è ora di andare in porto e infilare le nostre baracchette nella pancia della balena.

Al porto, in verità abbastanza deserto, tutti gli sguardi sono i nostri, e in effetti è una carovana eterogenea e variopinta, quella che si infila su una nave per il resto piena solo di furgoni e camion caricati all’inverosimile, dato che la destinazione finale sarà Tangeri.

Una volta a bordo, prendiamo possesso della lussuosissima cabina vista mare, molliamo i bagagli e ci fiondiamo al bar, dove tra birre e stronzate varie tiriamo le 2:30 prima di rintanarci a nanna.

Il giorno dopo, tutto sommato, vola abbastanza, per essere su un mezzo che viaggia a 37 orari. Diciamo che vola fino a 5 miglia dal porto di Barcellona, punto in cui tutti pensiamo “dai, è fatta”, mentre in realtà il vascello si arena per un’ora e mezza in attesa, immaginiamo, di un via libera della capitaneria di porto.

Ora che attracchiamo, scendiamo ed abbiamo tutti il volante in mano sono le 20, e dobbiamo ancora uscire da Barcellona, far benza ed infilarci in un’ora e mezza di autostrada (con quattro caselli in mezzo) cercando di non perderci fra di noi, mentre nel mio cervello si illuminano ad intermittenza soltanto due parole: BIRRA e GRIGLIATA. 

In un modo o nell’altro, nonostante qualche tentativo di smarrimento, riusciamo a coprire la distanza che ci separa dagli amici e dell’agognata pappa, mentre la Catalunya ci accoglie con un tramonto da restare incantati.

 

(photo by Merlu)

 

​​​​​​​Al nostro arrivo è subito Fiestaaaa!   Tutta la tribù degli ammogliati, più il mitico Antani, che ha patito il terzo giorno di viaggio tra postumi di sbronza e problemi elettrici alla Caterham (ma dai?!?!?), più un buon numero di autoctoni tra cui il sempre mitico Eliseo ci accolgono a braccia e birre aperte, mentre dalla griglia escono prelibatezze una via l’altra. 

E’ un attimo far passare troppe ore e troppe birre, domani c’è track day e bisogna essere in forma, ma tutto quel che ricordo è che eravamo tutti già molto, forse troppo in forma quella sera stessa.

 

 

 

 

CAPITOLO II - CAFELAT

La sveglia è durissima dal primo istante, il sole è appena sorto, io avrei voglia di una settimana ai Caraibi mentre penso già al fatto che devo far benza prima di andare in autodromo e son già in ritardo.

Io ed il buon Merlu andiamo alla ricerca del benzinaio, una decina di km dall’autodromo, e quando lo troviamo è chiuso. Parte il trittico di bestemmie, telefonate e GugolMaps, prima di accorgerci che esattamente accanto al benzinaio chiuso ce n’è un altro, 24h, aperto. Ci spostiamo, inizia Merlu, carta di credito, pin, selezione pompa, tutto di corsa. Ovviamente la pompa selezionata è quella sbagliata, solo diesel. Annulla, rifai. Nel frattempo si avvicina un tizio che esce da una Mercedes anni ’80, ci chiede se possiamo aiutarlo perché ha solo contanti, il 24h va solo a carta e lui ha dovuto dormire in auto perché non va più. In qualche modo riusciamo a rifornire noi, le taniche, ‘sto scappato di casa e prima di ripartire scopriamo che anche il primo benzinaio nel frattempo ha aperto.

E aveva la 98 ottani.

Bene, partenza in salita.

Per me.

In salitissima, per Merlu, che in questo marasma lascerà lì la carta di credito.

Coro di voci nere bestemmianti.

Torniamo in autodromo, briefing e poi dentro il gruppo dei lenti, fortunatamente ho mezz’ora per sistemare me e Caterhina con un pizzico di calma.

Faccio in tempo ad intercettare il Banatta appena esce, gli chiedo “Com’è?” E la sua risposta è favolosa: “Difficilissima, pericolosissima e impossibile da ricordare: un figata!!!”

Entro, faccio i primi giri e decido di essere d’accordo al 100% col Banatta, è meravigliosa.

Una sorta di mini-Rijeka con qualcosa che sa di Charade. Due staccate alla cieca completamente diverse l’una dall’altra e un tratto misto con una sequenza di esse con cambi di pendenza e di camber, seguiti da una curva dove non riesco a valutare il punto di staccata e finisco in ghiaia (fortunatamente riuscendo ad uscirne sulle mie ruote, anche se con rumoracci di ferraglia che non mi piacciono per nulla) e un curvone finale di quelli che più fai e più capisci che puoi aprire prima di quel che pensi, il tutto con cordoli incazzati, zero prato/asfalto/erba sintetica fuori dalla pista, solo ghiaia (e neanche molta) prima dei muri.

Meravigliosa.

E qui mi scappa una riflessione.

E’ da quando vado in pista che preferisco i pistoni ai pistini. I pistoni, oltre al fascino che deriva dal fatto che spesso son luoghi “di culto” automobilistico, hanno curve veloci e cambi di pendenza, due ingredienti che per me sono alla base del divertimento e del gusto nella guida.

Non è che a Franciacorta o a Cremona mi rompa le palle, per carità, ma mi ci annoio in fretta perché è tutto molto… piatto.

Calafat sta sul mare, e le colline iniziano a 5 km. E’ una zona piatta. Non è l’Eifel! Eppure qui in un giro hanno messo quei 10m di dislivello, non di più, nei punti giusti. Lo stesso layout, se fosse completamente piatto, sarebbe bello come Varano. E invece così mi fa venire in mente Rijeka e Charade!!!

Penso a Franciacorta, Varano, Cremona, Adria, Modena, Cervesina, Lombardore. Ma possibile che a nessuno di questi sia venuto in mente di muovere qualche metro di terra???

Comunque, esco dal turno esaltatissimo, la pista è una figata, la macchina va bene, i tempi son quelli che mi aspettavo (in relazione agli altri) e guidare è un piacere. Meno fortunato il buon Merlu, che riesce sì ad infilare da subito dei bei tempi, ma dopo poco inizia a pisciare olio dalla cuffia di un semiasse a causa di una fascetta rotta e purtroppo introvabile in tempi rapidi. Lui ed Albe013 passeranno una buona parte della giornata sotto la Caterham, purtroppo senza riuscire a risolvere in modo definitivo il problema, costringendo il buon Merlu a far soltanto dei miniturni da pochissimi giri seguiti da mezz’ore di riparazioni.

La giornata vola, e ad un certo punto pure io. 

In sabbia.

Stessa curva di prima.

E stavolta non ne esco.

Bandiera gialla, mi rifugio dietro al muro di gomme in attesa del carro attrezzi. Ad un certo punto arriva, son lì ad indicargli il punto di aggancio quando con un rumore di ferraglia in putrefazione vedo Merlu finire anche lui in ghiaia e, in qualche modo, uscirne proiettando sassi nell’iperspazio.

Rimango sbalordito, non mi capacito di avere un amico così amabilmente deficiente, mentre il commissario bestemmia sottovoce.

 

 

Tra un turno e l’altro tiriamo il tardo pomeriggio in autodromo, siam tutti contenti (soprattutto perché non ci son state esplosioni) e tutti prudenzialmente appagati: ci aspetta ancora tanta strada e tanta pista, meglio non esagerare.

Mentre il Banatta si infila sulla Zuffenhausen gialla di Umby-Raimondo, io e Merlu gli freghiamo la blu, riempiamo un preservativo di sapone liquido e lo infiliamo sul cambio. Al ritorno del nostro eroe, abbiamo prodotto un simpatico video di lui che se ne accorge, che potrete ricevere via whatsapp previa richiesta al sottoscritto (o a chiunque altro dei partecipanti).

 

 

 

 

CAPITOLO III - TURISTI IN ARAGONA

Finisce il track-day, ma non la giornata. Ci aspetta un’ora e mezza di trasferimento per raggiungere Castelseràs, il paesello che già ci ha ospitati l’anno scorso e che anche quest’anno per tre notti sarà la nostra casa.

Ci infiliamo su questa statalona che dirige ad Ovest arrampicandosi sulle montagne, con zero traffico ed il tramonto in faccia, mentre attraversiamo paesaggi che ricordano un po’ la Sicilia, un po’ il far west. Finalmente un trasferimento come piace a me, con curve e paesaggi da urlo. Sono in viaggio, e sono un essere felice.

Nel giro di meno di un’oretta e mezza varchiamo la soglia del paesello, e al suono dei nostri motori è direttamente Juan Luis, titolare del Bielas Y Pistones, il ristorante che ci ospiterà per tutti le colazioni e le cene dei prossimi giorni, che ci viene a prendere per strada e ci porta al parcheggio delle auto.

L’accoglienza, al pari dell’anno scorso, è fantastica. Le case sono bellissime e accoglienti, e tutti, ma proprio tutti, quelli con cui abbiamo che fare sono gentilissimi e premurosissimi.

Ci facciamo una super-doccia e poi subito con le gambe sotto al tavolo, a gustare prelibatezze locali e snocciolare mille brindisi, a noi, alle vacanze, alle nostre baracche, e soprattutto a Vale Rossi quando scopriamo che in sala c’è anche un parente di Gibernau. Chiudiamo la serata con uno, o forse due, o forse cinque bicchierini di amaro di troppo, ma tanto domani siamo in relax, chissenefrega.

“Chissenefrega stocazzo”, sono le prime parole che mi sente pronunciare ruttando alcool il mio compagno di stanza, Albe013, alla sveglia del giorno dopo.

In effetti ho un cerchiolino in testa e il classico senso di colpa del giorno dopo.

Cerco di idratarmi un po’ a colazione, e il malessere fortunatamente passa abbastanza in fretta. In effetti oggi possiamo considerarci davvero “in vacanza”, il programma prevede una bella guidata su strada attraverso i monti della provincia di Teruel, per raggiungere il paesino di Cantavieja, dove ci aspetterà un super-pranzo. Juan Luis ci fornisce di roadbook, che subito traduco in un link di Google Maps per aiutare i miei amici geograficolesi a non perdersi. Funzionerà solo in parte.

Ci mettiamo in strada, e dopo una prima parte più scorrevole la strada va ad infilarsi in un canyon splendido, ed alla prima piazzola in punto strategico mi fermo per una pausa meritata. 

 

  

 

 

 

 

Il buon Antani ne approfitta per riparare un parafango decadente, operazione che verrà eseguita a regola d’arte con l’aiuto di Feccia e nonostante il sabotaggio di Umbi.

 

 

  

Mentre siam lì a cazzeggiare, Marc, uno dei due spagnoli che si fa il giro con noi, mi confessa che sogna la Caterham da quando era ragazzino e mi chiede se posso portarlo da lì in avanti. Ovviamente nessun problema, recuperiamo il casco di Umby sulla Zuffenhausen e lo porto per gli ultimi km di tragitto. Arrivati in paese, Marc è persino commosso quando mi spiega come abbia realizzato il suo sogno di una vita, e di come un giorno vorrà averla anche lui.

Come questi ammassi di ferro male assemblati riescano a tirar fuori la parte migliore di noi ha qualcosa di davvero incredibile, che riesce a stupirmi ancora adesso, dopo anni di episodi del genere.

Arriviamo a Cantavieja, dove troviamo Losna e Merlu con le loro carrette riparate a dovere dal meccanico di Alcaniz, con una buona mezz’ora di anticipo sull’orario concordato per la pappa, e così decidiamo di esplorare il paesello, che si rivelerà una piccola chicca, tutto fortificato e appollaiato in cima ad una rupe.

 

 

 

Giunge infine l’ora del pranzo, che definire luculliano è assolutamente riduttivo. Trascorreremo a tavola più di tre ore, un tempo più che sufficiente per permettere, nelle varie pause-sigaretta (soprattutto per me, che non fumo) di andare ad fare altri scherzetti alle baracche dei presenti

 

 soprattutto nel caso di Antani, che essendo “vergine” di uscite LLCC, doveva essere iniziato. Optiamo per una roba,banale, gli smontiamo il volante, ma siccome sopra le viti ha incollato uno stemmino Seven, decidiamo di andare per un grande classico e smontargli le ruote posteriori infilandole sotto la macchina.

 

"Sempre belle le Caterham, quando vanno." (M. Aghem)

 

Ad una certa riusciamo a finire il pranzo, e accompagniamo il buon Antani verso la vettura. Anche in questo caso, disponiamo di documentazione video del momento in cui il poretto realizza che lo aspetta una mezz’oretta di lavoro da gommista.

Quello di cui purtroppo non disponiamo prova, invece, è del “dopo”.

Finito il lavoro, Andrea, con la scusa del lavarsi le mani, rientra nel ristorante, e mentre noi siam lì indecisi se rimontare di nuovo le ruote oppure partire tutti e lasciarlo lì da solo, torna accompagnato da un cameriere, e offre il digestivo a tutti!!!

Ladies n’ gentleman, ecco un vero signore. Grande Antani!!!!  

Il ritorno a Castelseràs è molto easy, siamo tutti in fase rutto-spinto per via dell’abbuffata e ci godiamo il paesaggio incantevole dell’Aragona, mentre Caterhina decide che non vuole più tenere il minimo e questa cosa rende l’attraversamento dei paeselli e le manovre un po’ un supplizio. 

A proposito di manovre, il programma prevede l’esposizione dei nostri pezzi da 90 nella piazzetta del paese, per la gioia di grandi e soprattutto piccini.

 

 

(photo by Dany41, che per l'occasione si è fatto adottare da una famiglia autoctona)

 

“Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d' esecuzione.” (G. Perozzi). 

Arriva Dario sulla sua KTM, parcheggia e smonta dall’auto, togliendo il volante ed appoggiandolo. Glielo frego subito, e inizialmente penso di regalarlo ai bambini spagnoli in segno di gemellaggio internazionale. Mentre son lì che spiego la mia teoria ad Umby, notiamo il bagagliaio di Dany aperto, lanciamo dentro il volante e chiudiamo il bagagliaio. Dario non vede più il volante ed inizia a supplicare tutti noi di ridarglielo, mentre facce da gnorri e sorrisi maliziosi si sprecano. Gli suggerisco di chiedere a tutti di aprire i bagagliai, e il buon Dario inizia proprio da Dany, il quale, pur ignaro, sta al gioco e prima di aprire fa un buon 5 minuti di moine, tipo “ho perso le chiavi” e robe così. Alla fine, comunque, cede, apre il bagagliaio e vi giuro, la faccia esterrefatta di Dany quando vede il volante lì dentro è una delle cose più priceless che abbia mai visto. 

 

Segue cena e, almeno per quel che mi riguarda, un bel “a nanna presto”, mentre pare che tutti quelli che hanno tirato fino a mezzanotte abbiano sentito Merlu al telefono con Lauretti, a spiegarle che per far partire il riscaldamento doveva “PREMERE IL CENTRALE!!”

 

 

 

CAPITOLO IV - MOTORLAND ARAGON

E’ l’ennesima sveglia durissima quella che ci aspetta il 30, ma almeno stavolta non ho postumi di sbronza.

Solito rituale di colazione-benza tutto di corsa, e poco dopo le 8 siamo negli immensi paddock di Motorland. Alle 8:30 c’è il briefing e, come l’anno scorso, questo è tenuto nella sala stampa, e nientepopodimeno che dal direttore di pista in persona. Occasione ovviamente troppo ghiotta da lasciarsi scappare per il duo Mondaini-Vianello, nota coppia di cabarettisti specializzati nelle imitazioni.

 

 

 

La giornata in pista scorre meravigliosamente, con i turni del mattino in cui i soliti  Dario, Rhen e Merlu che staccano tempi impressionanti mentre nelle retrovie ci si diverte a girare tantissimo, in un contesto, al pari dell’anno scorso, praticamente perfetto, con poche auto e correttezza assoluta da parte di tutti i partecipanti.

Nel pomeriggio è OPL, molti locali se ne vanno e, complici le temperature più alte che rendono difficile migliorare i tempi, iniziamo a dare e scroccare passaggi fra di noi. Provo la Mazdina Turbo del buon Dany (che motore pazzesco!), mi faccio il mio solito giretto da passeggero con Rhen (esperienza che raccomando a tutti e che cerco di ripetere ogni volta che è possibile) e, soprattutto, mi faccio portare da Dario e la sua X-BOW. Ecco uno dei casi in cui devo ammettere: I WAS WRONG.

In parte influenzato dal fatto che la trovi inguardabile, non sono mai stato attratto da questo mezzo, che reputavo poco convincente per alcuni aspetti (tipo il motore turbo) e pensavo fosse più addomesticato e filtrato. Beh, è pazzesca. Frena, curva ed esce dalle curve con un’efficacia che mi lascia allibito, mentre Dario mi mostra che “va guidata”, nel vero senso della parola, perché ad errori o imprecisioni di guida risponde con reazioni vere, senza alcun filtro. Ne scendo completamente sconquassato, e non oso immaginare come si comporti con le slick.  

Continua non piacermi esteticamente, ma non posso non guardarla con occhi completamente diversi, ora.  

Due parole sulla pista: è una vera meraviglia, che alterna tratti velocissimi a parti più tecniche, con punti ciechi e staccate complesse, il tutto con standard di sicurezza di un impianto costruito 10 anni fa per la MotoGP, quindi vie di fuga che con le nostre baracche sono semplicemente esagerate. E’ davvero uno splendido circuito dove si può provare ad “osare” e i volti di tutti alla fine lasciano capire quanto ci si possa divertire in giornate così.

Esaurito il tempo pista inizia il momento dei saluti, con il buon Merlu che fugge per prendere il traghetto, dati i suoi vicinissimi impegni di gara in quel di Brands Hatch, ed Eliseo che ci abbraccia tutti, non senza una lacrimuccia negli occhi, spiegandoci che non ci sarà per la cena perché giustamente in questi giorni ha già abusato della pazienza di Santa Cristina, e non ci vuole più vedere. 

“Mi casa es à la salida 8 de l’autopista. DIMENTICATEVI la salida 8, claro????”.

“Sì, certo”. 

 

Dopo le obbligatorie foto di rito all’uscita dei paddock

 

 

(photo by Dany41 - credo)

 

 

rientriamo alla base, iniziamo a preparare i bagagli e ci prepariamo per l’ultima cena tutti assieme: Rhen e LoRhena resteranno in Spagna fino al 3, Dario, Giulia, Feccia e Clarissa hanno un programma di rientro diverso dal nostro per cui è la giusta “ultima cena” in cui non ci si deve risparmiare.

E non lo faremo, o almeno, io non lo farò.

Ordinerò bis e tris di amari, rovesciandoli più di una volta e mostrando a tutti miei amici le doti delle mie famose “manidimerda”, tra le risate generali. 

Domani cerchio in testa garantito. Let it be.

 

 

 

 

CAPITOLO V - AVVENTURE PIRENAICHE

Ovviamente, la sveglia è bella tosta anche il primo maggio. Colazione veloce e carico auto, e poi briefing di viaggio, che ovviamente servirà a poco.

Ci aspettano 720 km, più della metà su strade normali, il valico dei Pirenei su strade studiate “sulla carta” ma per il resto sconosciute… insomma, la giornata sarà bella lunga.

 

 

Poco dopo le 8 siamo pronti, Juan Luis e tutto lo staff del Bielas Y Pistones ci salutano e ci scambiamo promesse di rivederci l’anno prossimo, e siamo di nuovo in viaggio.

I primi 100 km, fino a Lleida, sono su uno stradone scorrevolissimo che taglia il paesaggio semi-desertico aragonese mentre un debole sole cerca di scaldare un mattino più umido del solito. Un breve tratto di superstrada, una tappa benza e poi il paesaggio inizia a diventare affascinante e le strade via via più deserte e più “da guidare”.

Sono all’imbocco del primo tratto che dovrebbe essere davvero divertente quando vengo raggiunto da un messaggio di Satz: “Losna fermo con un’altra gomma che perde pezzi, montiamo il ruotino, aspettateci.” E così è, becchiamo una piazzola e ci fermiamo in attesa dei compagni. Passerà un’ora, prima di vederli arrivare, esattamente quell’ora che, a un terzo del percorso, sai benissimo che ti farà arrivare a meta a notte fonda. 

Mappa in mano e decidiamo la strategia. Losna dovrebbe cercare un gommista, per evitare di farsela tutta su un ruotino del ’74 gonfiato male, ma il fatto che sia il primo maggio non facilita le cose. Se tornasse a valle verso l’autostrada… hey, guarda qua, l’autostrada passa per Girona! Girona! La famosa “salida 8”!!

Ed eccoci qua, puntuali come il canone Rai, a fare l’unica cosa che Eliseo ci aveva chiesto di non fare: elemosinare un soccorso alla salida 8!

Satz si offre più o meno volontario per scortare Losna in questa missione, mentre noi proseguiamo per la strada programmata.

Che, in effetti, da questo punto diventa davvero bella! Attraverso creste, valli, laghi artificiali e borghi d’altri tempi, questa tagliatella di asfalto taglia i Pirenei da Ovest a Est e con un discreto ritmo maciniamo km. L’unica ombra che offusca la mia felicità è il comportamento di Caterhina: siccome ieri abbiamo smanacciato un po’ per alzarle il minimo, ora capita che ce l’abbia troppo alto, e attraversare i paeselli è comunque stressante. Voi direte: che vuol dire “capita”? Capita vuol dire che non lo fa sempre. Se peli il gas resta accelerata, 2000/2500 giri, mentre se dai un colpo secco torna al minimo basso, che comunque non è stabile a causa probabilmente di un debimetro moribondo. Oltre a questo, mi mancano all’appello una trentina di cavalli. Ai carichi parziali, gira normalmente. Se spalanco, va forte per un istante e poi si “siede”, sembra una 1600. Tengo d’occhio temperature e pressioni, per capire se stiamo saltando in aria, ma son stabili e a parte questi inconvenienti per il resto va bene. Mah.

Ad un certo punto arriviamo ad uno stop, ed esattamente di fronte c’è un ristorante: sembra un segno divino. Tappa pappa, tutti d’accordo.

Tranne ovviamente il ristoratore, che è al completo, che però ci propone di farci dei panini. 

Affare fatto, si fa pic-nic.

 

 

Ripartiamo e abbiamo gli ultimi 50 km in Spagna, quelli del Col d’Ares, in cima al quale ci fermiamo per una sgranchita. Arancia mi propone lo scambio di cui parlavamo sin da inizio vacanza, accetto perché sono incuriosito però sono un po’ titubante nel dare una Caterhina non in formissima in mano all’amico. Cerco di spiegargli bene il problema del minimo, come si comporta e cosa deve fare per farlo tornare regolare. Tutto sommato son sereno, “so baracch” ma Marco queste baracche le conosce bene.

Riparto al volante della Rolls Royce Seven CSR 260 che, tra dimensioni maggiori, sospensioni indipendenti al posteriore, parabrezza, portiere, capottina e sedili imbottiti al confronto della mia sembra davvero una Rolls. Non è certo un test esaustivo me nello stretto del misto di montagna non mi convince del tutto: posteriore troppo piantato e posizione di guida troppo rialzata non mi fanno prendere un gran feeling, mentre il motore è una figata galattica: spinta possente a tutti i regimi, e un cambio di tonalità esaltante a 5000 la rendono davvero una goduria. Raggiungo un’auto babbana e la passo in scioltezza, dopodiché calo il ritmo aspettando gli altri. Per qualche curva non mi raggiunge nessuno, rimango un po’ perplesso, e dopo un minutino buono fatto andando piano mi riappare nello specchietto Antani, segno non proprio buonissimo poiché prima del sorpasso era Arancia a seguirmi.

Glom!

Antani mi fa segno, cerco uno spiazzo per fermarmi ma è una strada strettissima e avvitata su se stessa e passano almeno un paio di km prima che trovi il posto adatto. Mi fermo, si ferma Antani, e nel giro di pochi secondi arrivano tutti…. Arancia incluso.

Fiuuuuuuuuuuuu…

Arancia però non ha una bellissima faccia, come vado da lui mi fa “oh è rimasta accelerata a gas spalancato dopo il sorpasso!”.

Sento le gambe che tremano.

Mi spiega che, d’istinto, ha premuto la frizione, il motore è andato a limitatore e lo ha spento con la chiave, dopodiché ha proseguito per inerzia.

Sono agghiacciato.

Son contento che sia tutto a posto, ma penso che ci sia davvero da ringraziare la prontezza di riflessi di Marco per il disastro evitato.

Son lì che cerco di riprendermi, in mezzo stato di choc, mentre il team dei meccanici è già all’opera. Sotto la direzione magistrale di Albe013 e Umby73, due galli nel pollaio che litigano sulla strategia da seguire mentre mi smontano mezza macchina, diagnosticano, riparano e correggono. 

Mi trovo quindi a testa in giù a spruzzare WD40 in posti della mia auto che non sapevo nemmeno esistessero, ma l’operazione ha successo e il pedale si sblocca e torna in posizione normalmente.

 

(photo by qualcuno)

 

Si può, quindi, ripartire. Riprendo in mano il mio ferro, decidendo di non prestarlo più a nessuno fino a nuovo ordine; se proprio deve uccidere qualcuno preferisco sia il sottoscritto.

Ci restano gli ultimi km di strada normale, e poi in zona Perpignan dobbiamo riprendere l’autostrada, almeno da lì in poi non dovremmo avere contrattempi e sarà più facile fare gruppo.

O almeno, così pensavo.

Il fatto è che io sono in testa al gruppo, ma comunicare per me e con me è difficile.

Con il casco integrale non riesco ad usare il telefono, e anche i messaggi faccio fatica a leggerli. I vocali semplicemente non esistono. Quindi in pratica io riesco a vedere se ho uno dei nostri dietro, e nulla più.

Di fatto in questa tratta ci sarà:

  • gente che prende l’autostrada nella direzione sbagliata  
  • gente che perde parafanghi
  • gente che si ferma per soste pipì/cacca/pappa/benza
  • Losna e Satz che incredibilmente, dopo aver cambiato le gomme, si ritrovano pochi km dietro di noi
  • DarioG e Giulia che, dopo un cambio di programma di Feccia, che tornerà sullo stesso traghetto di Rhen, hanno deciso che alloggeranno nel nostro stesso B&B e quindi son sulla stessa strada, seppur indietro di un’oretta.

Io tutte queste cose me le perdo, ad un certo punto mi ritrovo solo, mi fermo al primo autogrill che mi capita, comunico la mia posizione e scopro come la storia del viaggio si sia incredibilmente evoluta.

Nel giro di una mezz’ora arrivano quasi tutti gli altri, e da qui ripartiamo senza ulteriori soste, dato che manca un’ora e mezza.

Ovviamente anche in quest’ora e mezza riusciamo a perderci e disperderci, io sono nel gruppo dei primi che arrivano al B&B, gli altri arrivano alla spicciolata.

C’è comunque una mezz’ora di altissima tensione, poiché son quasi le 21 e non siamo più in Spagna, qui trovare posti che sfamino 11 derelitti non è così semplice. Ci dà una mano preziosissima la proprietaria del B&B, riesce a trovarci un posto a 5 km disposto ad accoglierci “purché arriviamo entro 15 minuti”, mentre la gente sta ancora smontando i bagagli dalle auto e Dario e Giulia arrivano in quel preciso istante!

Madonna che ansia… salgo al volo sulla Zuffenhausen di Umby per andare al ristorante ed implorarli di avere un po’ di pazienza, fortunatamente magari non nel giro di 15’, ma di 25’ ci siamo tutti e finalmente, dopo 729 km alla media degli 84 orari, possiamo poggiare il culo su una seggiola, alzare un calice a noi e rilassarci un po’.

 

 

 

CAPITOLO VI - MT. VENTOUX NOTTE E DI’

Pappiamo davvero bene, e ci alziamo da tavola soddisfatti e ovviamente belli cotti.

Però siamo alla base di una delle montagne più famose della Francia, su cui si sale con una strada che lo stesso Loeb ha usato per allenarsi per il Pikes Peak… insomma, non mi ci vuole nulla a convincere Umby a farci una notturna, ma la cosa bella è che mi porge pure le chiavi!

Mi ritrovo quindi su una delle strade più belle del globo al volante di una delle GranTurismo più belle del globo.

Ok, è notte, e sono su un’auto non mia il cui valore si avvicina pericolosamente a quello della mia casa, per cui sarà un test-drive ultra-conservativo… ma che goduria!

Un continuo snocciolar marce, curva dopo curva, accompagnato dalla sinfonia del flat six dietro alle orecchie, mentre tachimetro e contagiri danzano e la macchina divora i chilometri e metri di dislivello come nulla, e il paesaggio si trasforma pian piano in quello della luna.

Son stati 20 minuti di goduria assoluta, grazie mille Umby!!

 

 

Sulla Mazdina Turbo son saliti in cima anche Dany ed Arancia, per la discesa facciamo scambio di equipaggi e mentre io mi godo il soffio della girella, Sandra punterà a fare gara di fuorigiri con la macchina di Raimondo.

Mi addormento beato, con il poetico suono del loro battibeccare sull’inclinazione della lancetta del contagiri quando inizia la zona rossa.

Il risveglio nella Provenza mattutina è poesia pura, davvero un peccato dover fuggire in fretta e furia

 

 

Però abbiamo l’ultima tappa, s’ha da rifare i bagagli e ripartire.

 

 

 (photo by qualcuno)

 

Programma della giornata: ci concediamo una scalata finale al Ventoux tutti assieme, lì saluteremo Dario e Giulia, e poi proseguiremo verso NordEst, rientrando in Italia via Monginevro.

E questo giretto al Ventoux è un po’ la ciliegina sulla torta.

Son stato su questa montagna un discreto numero di volte, tra auto e bici, ma ogni volta non può fare a meno di mettermi i brividi. E’ un posto unico, affascinante e terrificante, e per la prima volta ci arrivo in “bassa stagione”, al mattino di un feriale di primavera, e arrivarci e non trovare quasi nessuno è una novità bellissima.

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO VII - GLI ADDII

 

Giunge quindi l’ora di salutarci con Dario e Giulia, di rinforcare i ferri e rimetterci a macinare km, che di strada ce n’è ancora tanta e le previsioni danno peggioramenti.

Scendiamo dal Gigante di Provenza, ci perdiamo inizialmente un po’ via per i rifornimenti ma dopo un po’ il gruppo è compatto e attraverso Col del’Homme Mort (!), Sederon (!!), le Gorges de la Meouge e la valle della Durance ci avviciniamo rapidi all’Italia. Inizia a piovigginare, prima o poi doveva capitare, le nubi sulle montagne sono minacciose ed alla prima tappa decidiamo di svalicare il Monginevro prima e cercare da pappare poi.

Cosa che faremo a Clavière, nota località di villeggiatura frequentata dai Visconti Bonani, il cui rampollo ci porta ad un ristorante favolosamente chiuso e quindi ci fa parcheggiare a sei chilometri dall’unico bar aperto, gestito da una tizia simpatica come una tacchettata nelle palle che ci dà il bentornati in Italia.

Pappa, saluti, abbracci, una bella bomba d’acqua a Rivoli per ricordare a tutti cosa significhi avere le semislick alla frutta, e dopo un altro paio d’ore di noia autostradale sono a casa, completamente sfatto ma al con la voglia di ripartire all’istante.

Beh, facciamo domattina.

 

​​​​​​​

 

 

CAPITOLO VIII - TITOLI DI CODA

Credo di dovere dei grazie davvero enormi ad ognuno dei partecipanti a questa meravigliosa spedizione spagnola. Per una birra offerta, per avermi fatto provare l’auto, per aver sistemato qualche magagna della mia, per avermi dato 5 litri di benza nel momento in cui servivano, per una foto al momento giusto, per uno scherzo ben fatto… per ognuna delle mille e mille risate che ci son state in questi giorni. E’ stato un viaggio splendido, ne son successe di tutti i colori e siamo sempre stati uniti, come la migliore delle famiglie.

Non serve che faccia i nomi, perché la cosa più bella è stato il gruppo, il suo essere un tutt’uno.

Però, in realtà, un nome va fatto, ed è quello di un’altra grande famiglia, quella di Trackrat, i rattacci da pista hispano-catalani capitanati da Eliseo, personaggio meraviglioso, dotato di quel mix tra pazzia ed efficienza che ha fatto sì che questo tipo di esperienze siano non solo possibili, ma addirittura facilissime da vivere, basta solo volerlo.

E’ nato tutto da un incontro casuale due anni fa, è diventata una spedizione di pionieri l’anno scorso, e oggi è una collaborazione spettacolare, fatta a suon di pistate e trasferte, ma soprattutto di una sana, meravigliosa amicizia.

 

 

W Trackrat, W LLCC!!!

 

 

by Meteora per LLCC Radio

 

 

 

Modificato dall'utente lunedì 6 maggio 2019 12.15.12(UTC)  | Motivo: Non specificato

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Offline ilbanatta  
#2 Inviato : lunedì 6 maggio 2019 0.05.59(UTC)
ilbanatta

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Come le racconta Davide le storie nessuno lo fa ❤️
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meteora il 06/05/2019(UTC)
Offline llenguit  
#3 Inviato : lunedì 6 maggio 2019 0.30.03(UTC)
llenguit

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Complimentissimi. Bravi , Bravissimi. Che bello leggere questi racconti dopo 9 ore di viaggio per arrivare a Spa , la notte prima di mettere le ruote della Stradale nel tempio :):)

Mi spiace quest'anno non aver potuto partecipare, e ancor piu' non essere nei dintorni per ospitarvi / farvi fare un giro ... facciamo che nel 2020 aggiungiamo uno/due giorni sulla via del ritorno in Francia ... oltre al Ventoux siete passati vicino a Ledenon, l'Ardeche, le Cevennes, Gran Sambuc, Le Castellet ...
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meteora il 06/05/2019(UTC), rhencullen il 08/05/2019(UTC)
Offline DarioG  
#4 Inviato : lunedì 6 maggio 2019 16.27.58(UTC)
DarioG

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Ragazzi che avventura!

Il Challenge LLCC e Trackrat assieme sono come la nitroglicerina, ma partiamo dall’inizio…

Giorno 29/03: gara uno x-bow battle, dopo circa ¾ di gara il motore decide di esplodere e con lui svanisce il mio sogno di andare in Spagna a far valere la bandiera italiana…ottimista da sempre e grazie al mio socio Riccardo Cecioni decidiamo di comprare sul momento, come fossero caramelle, un motore nuovo che nell’arco di una settimana KTM ci fa recapitare c/o l’Officina Lazzeri di Firenze.

Giorno 24/04 ore 18.52 dopo mille peripezie e varie difficoltà dovute a magagne varie, finisco il rodaggio della x-bow, insieme al mio fantasmagorico amico e meccanico David Lazzeri ed al Grande Carlo (suo Papà) montiamo il fondo piatto e incrociamo le dita per i 3.100 km che mi aspetteranno nei giorni successivi.

Fine lavori ktm.JPG
faccia provata ma felice

Giorno 25/04 ore 7.30 Giulia mi abbandona subito per entrare in auto con Clarissa e viaggiare comoda almeno fino a Genova. Durante il tragitto Firenze Genova sembra che vada tutto bene, sono alla soglia dei 700 km di rodaggio, il trapianto è riuscito alla perfezione e allora appena sorpassato da una Huracan decido di dare gas… ma, come la nuvoletta di Fantozzi, immediatamente la Polizia si mette fra me e la Huracan… il primo pensiero? Caxxo!
Fortunatamente la Polizia non ci ferma e quindi continuo il rodaggio fino a Genova dove incontreremo ad aspettarci Rhen, Lorena e Feccia con la sua Helise rosso ferracci.

Anche il nostro traghetto ha destinazione finale Tangeri… vediamo cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.

Durante il viaggio si capisce già che in questa vacanza vigerà il solito spirito del Challenge, non c’è competizione infatti si comincia a giocare a burraco maschi contro femmine…fortunatamente si finisce in parità!

Giorno 26/04 sbarcati a Barcellona dopo essere stati chiamati all’interfono per nome e cognome, ad aspettarci, mas o menos, c’è Eliseo con la sua Evora rosso fiammante.

Passano circa 10 km dallo sbarco ed immediatamente 3 Motociclette della Guardia Civil ci fermano ad un semaforo per la seguente discussione:

Guardia Civil: me puede dar el permiso de conducir
Io: Claro
Guardia Civil: quantos caballos tiene
Io: 350
Guardia Civil: Solo????
Io: si
Guardia Civil: i tre si consultano e dicono: comprobamos los otros coches? No, no hace falta, son simples Lotus!!!


guardia civil.JPG


Dopo aver chiesto dove andar a fare colazione ai simpatici 3 della Guardia Civil (no Barcellona), ci fermiamo a fare colazione in un paesino dove Feccia riesce a dare il meglio di se con un cappuccino andato di traverso e sputacchiato in faccia a Giulia e Clarissa, comincia la vacanza.

Feccia vomita.jpg

Ancora provati dal viaggio in nave ma finalmente in terra iberica, Eliseo ci porta attraverso delle splendide strade della Costa Brava a pranzo in un ristorante veramente speciale dove le portate a base di pesce fresco, oserei dire vivo, deliziano il nostro palato accompagnato da fiumi di ottimo vino bianco…usciremo dal ristorante alle 17:30 circa in direzione casa di Eliseo per poter terminare il pomeriggio con amari a volontà.

parcheggio ristorante.jpgRIstorante.jpgStrada panoramica mille curve costa brava.JPG

Terminata la visita a casa di Eliseo decidiamo di rimetterci in strada direzione Calafat dove arriveremo intorno alle 23:00 e prenderemo possesso delle nostre villette alla Bel Air Californiana.

Casa.jpgCasa1.jpgCasa2.jpg

Giorno 27/04 è giornata di relax, di attesa dell’arrivo della seconda mandata di italiani e della grigliata ottimamente organizzata da Marc ottimo cuoco che si rivelerà poi essenziale per tutto il nostro soggiorno in terra Iberica.
L’atmosfera che si respirava durante la cena era un misto tra amici con sfottò goliardici e scrutamento della potenziale concorrenza pistaiola dell’indomani, dove tutti cercavano di far ubriacare l’altro o far ingrassare il prossimo sperando che qualche kg in più potesse zavorrare le baracche per peggiorare i tempi in pista.

Giorno 28/04 si comincia con Calafat e chevelodicoaffà?!

Pranzo calafat.JPGCalafat non c'e competizione.JPG

Il racconto descritto da Manidimerda sopra e dal vecchio Loesna, credo siano stati già abbastanza esaustivi.


Manidimerda 2.jpgManidimerda.jpg
manidimerda in azione 1 e 2

A no dimenticavo; dopo aver portato sulla giostra (ktm) tutti i vari amici che volevano provare l’ebrezza della forza .G mi sono ritrovato con i freni a ferro e solo grazie all’intervento di Marc Cardona Rousse che si è fatto 3 ore di auto per andare a prendere un set di pastiglie nuove a Saragozza per vostra sfortuna sono riuscito a rientrare in Italia non prima di raggiungere il gruppo degli italiani in Francia per l’ultima cena ed il saluto che non gli avevo dato la mattina all’ora della loro partenza.

l'attesa delle pastiglie 2.JPGl'attesa delle pastiglie.JPG
l'attesa di Marc


Ringrazio tutti ma proprio tutti per avermi fatto passare dei giorni stupendi e senza pensieri.

il cesso.jpgI bulli.jpgle amiche di satz.JPGl'iniziazione.jpg
in ordine:Toielette; I Bulli; Le amiche di Satz; L'iniziazione

Alla prossima avventura


la collaborazione.JPG
***Prima regola: Vige il buon senso.***
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Losna il 06/05/2019(UTC), Alemazdina il 06/05/2019(UTC), Robi Semiasso il 06/05/2019(UTC), wpc692 il 06/05/2019(UTC), meteora il 06/05/2019(UTC), zikkio il 06/05/2019(UTC), Mika The Flying Finn il 08/05/2019(UTC), Gyu71 il 08/05/2019(UTC), arancia il 15/05/2019(UTC)
Offline Losna  
#5 Inviato : lunedì 6 maggio 2019 17.16.34(UTC)
Losna

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Questa cosa qui di TrackRat + LLCC grouphug rimarrà negli annali!!!

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Lo sfilatino logora chi non ce l'ha (un po' anche chi ce l'ha)
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Schiaccio tre pedali a caso, prendo a manate una leva e giro il volante di qua e di là: mi diverto un casino!
"... Losna, che vederlo al challenge è uno spettacolo, felice come un bimbo nella fabbrica dei giocattoli!!!" ©Feccia
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Offline Satz404  
#6 Inviato : lunedì 6 maggio 2019 17.19.01(UTC)
Satz404

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WTF?!
Io manco la conosco quella gonfiabile li!
Le mie amiche erano leggermente più in la...(e non nella "nostra" piscina...HAHAHA)
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Losna il 06/05/2019(UTC), DarioG il 06/05/2019(UTC)
Offline Umbi74  
#7 Inviato : mercoledì 8 maggio 2019 17.46.16(UTC)
Umbi74

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Io lovvo Meteora!!!!!
Tra Lui e Losna due grandi Narratori!
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Losna il 08/05/2019(UTC), meteora il 08/05/2019(UTC)
Offline arancia  
#8 Inviato : mercoledì 15 maggio 2019 12.42.04(UTC)
arancia

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Bellissima avventura, bellissime piste, bellissime strade, bellissimo tempo, bellissimo tutto.

Ma se mi basta leggere il titolo per avere il sorriso stampato sulle labbra, il merito è in gran parte della straordinaria compagnia, senza la quale questo viaggio non sarebbe stato così memorabile!

Grazie di cuore ragazzi, siete stati tutti meravigliosi!
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meteora il 15/05/2019(UTC), Satz404 il 15/05/2019(UTC), DarioG il 15/05/2019(UTC), Antani il 15/05/2019(UTC)
Offline Satz404  
#9 Inviato : mercoledì 15 maggio 2019 14.36.32(UTC)
Satz404

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Ringrazia il tuo parafango per una delle ultime avventure XD XD
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Offline arancia  
#10 Inviato : mercoledì 15 maggio 2019 17.44.42(UTC)
arancia

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Ringrazia il tuo parafango per una delle ultime avventure XD XD


Il parafango si è scollato appena Losna mi si è messo a culo... Non lo voglio più dietro di me!!! cheese

Offline Losna  
#11 Inviato : mercoledì 15 maggio 2019 17.50.39(UTC)
Losna

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Un pezzo di colla del tuo parafango mi ha rotto il parabrezza, voglio fare il CID.

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Offline arancia  
#12 Inviato : mercoledì 15 maggio 2019 17.56.16(UTC)
arancia

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Un pezzo di colla del tuo parafango mi ha rotto il parabrezza, voglio fare il CID.



cheese cheese cheese



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